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O LUX IMMENSA

Musiche devozionali francescane del XV sec. nel manoscritto 431 (G20) di Perugia

Il manoscritto G20 della Biblioteca Comunale Augusta di Perugia è considerato una della più importanti fonti per il repertorio musicale italiano, e più specificamente napoletano-aragonese della seconda metà del Quattrocento. Questa preziosa antologia contiene tre distinti repertori: quello internazionale degli autori fiamminghi, comune alla maggior parte dei manoscritti musicali europei dell’epoca; il repertorio cortese italiano, costituito principalmente da strambotti, la forma poetico-musicale prediletta dalla corte napoletana ed infine il repertorio liturgico-devozionale, che è di origine monastica e francescana. Sono proprio queste musiche a costituire la parte più singolare del repertorio tramandato dal codice, si tratta infatti degli unici esempi di musica destinata alla liturgia in area aragonese giunta fino a noi, sono pertanto nella quasi totalità dei brani degli unica. Musicalmente queste composizioni sono molto lontane dalle polifonie celebrative destinate alle grandi cappelle e composte dalle varie generazioni di musici fiamminghi che si sono succedute in italia durante tutto il rinascimento; il loro contrappunto appare piuttosto lineare, frequente è il ricorso alla tecnica del falso-bordone con i caratteristici movimenti paralleli e omoritmici tra le voci, ma è proprio da questa apparente semplicità che si sprigiona, ancora intatta, tutta l’intensità e la spiritualità di canti destinati alla preghiera di una comunità monastica come quella francescana, in cui da sempre l’animazione musicale delle cerimonie liturgiche è un fondamentale momento di partecipazione collettiva. Gli autori di queste musiche sono in massima parte anonimi, indicati con le sole iniziali, probabilmente perchè lo stesso atto del comporre rientrava in una logica comunitaria e quindi la musica apparteneva all’intera comunità più che al singolo monaco compositore; nemmeno i nomi riportati per esteso sono riconducibili ad alcun musicista noto in altre fonti coeve; Magister Aeduardus è verosimilmente uno dei frati del convento di S.Maria delle Grazie in Ortona, città legata alla corte degli Aragona dalla famiglia dei Cantelmo, cavalieri al servizio del re di Napoli e luogo di probabile origine di tutte le composizioni sacre tramandate nel codice. I generi musicali sacri presenti nel codice sono varie parti dell’ordinarium missae, inni, laudi e Magnificat, quindi brani destinati all’uso nelle principali cerimonie liturgiche. Le peculiarità compositive dei singoli brani lasciano intendere come queste polifonie non fossero esclusivamente cantate ‘a cappella’, ma venissero accompagnate, specie nelle voci inferiori, anche dagli strumenti, tesi rafforzata anche dalle fonti letterarie ed iconografiche del Quattrocento. L’Ensemble Orientis Partibus propone una lettura di queste singolari pagine in cui le voci dialogano e sono sostenute dalle contrastanti sonorità degli strumenti di bassa cappella (viola, lira da braccio, salterio, flauti e liuto) e di alta cappella (bombarda e trombone), in un’alternanza che, nel rispetto dei testi liturgici è capace di rievocare atmosfere lontane da noi nel tempo, ma vicinissime nel messaggio di spiritualità che ancora riescono con forza a trasmettere.

 

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Valeria Puletti cantus
Luca Dellacasa tenor
Mauro Borgioni bassus
Marco Becchetti  viola da gamba
Roberto Bisogno liuto
Giovanni Brugnami flauti
Luigi Germini trombone
Alberto Ponchio bombarda
Vladimiro Vagnetti bombarda

  • Verbum Caro Factum est (Anonimo)
  • Kyrie (Aeduardus)
  • Gloria (Aeduardus)
  • Credo  (Aeduardus)
  • O Gloriosa Regina Mundi (Cecus - Touront)
  • O Lux Immensa (Anonimo)
  • Sanctus (Aeduardus)
  • Agnus dei (Aeduardus)
  • Caritatis - Mottetto (Petrus)
  • Ave Regina Coelorum (W. Frye)
  • Benedicamus Domino – Qui Nos Fecit Ex Nichilo (Anonimo)
 
 

 

 

 
 
 
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